Pubblicato per Piemonte Mese, luglio 2016.

Questo articolo ha ricevuto una menzione alla IX edizione del Premio Piemonte Mese, sezione Cultura.

Il Campidoglio o Borgo Vecchio è un reticolo di strade fatte di ciottoli e case basse, un quartiere della Quarta Circoscrizione della città di Torino compreso fra corso Tassoni e corso Svizzera. Ha origine come borgo operaio e di botteghe artigiane, caratteristica che gli abitanti di oggi rivendicano con orgoglio e che è stata preservata nell’architettura, rimasta pressoché invariata, seppur adattata alle esigenze dei nuovi residenti.

Sorto a partire dalla seconda metà dell’800 poco oltre la cinta daziaria, che all’epoca segnava i confini della città, in quegli anni è un territorio adibito alla coltivazione agricola e al pascolo. Il suo nome, forse, è proprio dovuto al proprietario di quei campi, un certo signor Dell’Oglio, o probabilmente alla posizione rialzata che questo luogo occupava rispetto al resto della città.

La zona comincia a popolarsi in modo massiccio dei primi nuclei operai in seguito allo sviluppo delle centrali che aprivano lungo la Dora, ed è anche qui, negli anni boom dell’industria quando Torino diventa meta delle grandi migrazioni dal Meridione, che trovano casa molte famiglie e giovani in cerca di occupazione.

Oggi il Campidoglio è un quartiere multietnico che sta affrontando un percorso di trasformazione culturale e ambientale fra passato e presente, dove il “pollaro” anche di domenica mattina si muove per le viuzze con il suo carretto cigolante richiamando i clienti dai balconi. L’obiettivo di un suo rilancio ha fatto in modo che si sviluppassero numerosi progetti di riqualificazione urbana e iniziative di partecipazione cittadina.

Per accorgersi della singolarità di questo borgo è sufficiente osservare le finestre e le pareti delle sue case: passeggiare per questo quartiere infatti è ora più che mai un’occasione per scoprire pitture e murales, frutto del lavoro di una cinquantina di artisti affermati e di giovani esordienti. Si tratta del MAU, il Museo d’Arte Urbana a cielo aperto: le “tele” – ben più di un centinaio – sono i muri delle case disseminate per tutto il borgo. La mostra è permanente e comprende una grande varietà di creazioni suddivise fra opere murali e teche destinate ad aumentare. Infatti, tramite la collaborazione con la Galleria Campidoglio, il MAU espone, fin dal 1995, oltre trenta opere per le vetrine dei negozi aderenti all’iniziativa. La vastità artistica del MAU, risultato della complice collaborazione fra gli abitanti della zona, il Comitato di Riqualificazione Urbana e l’esperienza artistica dell’Accademia Albertina, ne ha permesso la meritevole annessione al circuito della Carta dei Musei della Regione Piemonte.

Un muro chiodato e un muro riflettente, una rosa tridimensionale affacciata su Via Locana, le foglie brune e ingiallite che sbirciano dalle finestre dipinte, le porte del cielo aperte oltre il muro di Via Musiné: il trompe-l’oeil predomina e sembra invitare i passanti ad affacciarsi su un mondo nuovo, quello che il Campidoglio racchiude ma che in realtà sta già condividendo.

Questo progetto è una risorsa preziosa per le esperienze che offre al suo pubblico cittadino, in questo caso non solo spettatore ma chiamato a partecipare direttamente alla testimonianza culturale che costituiscono.

Fra queste esperienze, certo, l’opera di sensibilizzazione artistica, ma anche l’invito ad occuparsi dei luoghi urbani con più cura e attenzione. Ogni abitante di questo quartiere, insomma, condivide e scambia sguardi di ammirazione con i passanti, coinvolti a guardare la città con occhi nuovi e a vivere gli spazi.

Uscendo dal reticolo delimitato su un lato da  Via Cibrario e affacciandosi sul lato opposto di Via Nicola Fabrizi, è possibile visitare un altro punto di interesse storico che il Borgo possiede: il rifugio antiaereo, attivo durante tutta la seconda guerra mondiale. Riaperto nel 1995, il rifugio si snoda nei sotterranei di Piazza Risorgimento fino a dodici metri di profondità lungo tre gallerie parallele, di circa 40 metri ciascuna, connesse le une alle altre da otto passaggi. L’intera struttura, ottimamente conservata, dal 2014 è visitabile grazie all’intervento del Museo Diffuso della Resistenza e spesso ospita rappresentazioni teatrali di danza e improvvisazione, letture recitate e visite guidate.

Che sia la struttura raccolta – le strade non sono larghe più di sei metri ognuna per una ventina di isolati complessivi – o il clima di condivisione che si respira, qui i fattori capaci di generare questi poliedrici fenomeni di partecipazione popolare fioriscono più che altrove.

È proprio a partire da questo approccio partecipativo che un gruppo di abitanti si è organizzato per dar vita a un comitato cittadino che ha preso il nome di Ecoborgo: l’associazione mira a realizzare sul territorio opere che rispecchino l’attenzione per temi sensibili quali l’ecologia urbana e il rispetto dell’ambiente, nonché la riappropriazione degli spazi pubblici. Attraverso l’azione concreta e diretta, la cittadinanza si occupa così di ripulire le strade del quartiere, di animare le proprie serate vicino casa con concerti e gruppi di lettura nelle piazze, senza dimenticare le gite giornaliere in bici in visita ai luoghi più caratteristici.

Allora, dunque, perché non dedicare una passeggiata alla scoperta del sorprendente borgo Campidoglio lasciandosi ispirare a modi nuovi di vivere la città?

Alice Dominese

 

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