Pubblicato per BookBlog, 9 maggio 2014.

Questa mattina il liceo Cavour ospita uno dei più conosciuti e apprezzati romanzieri storici contemporanei, Valerio Massimo Manfredi. Dopo il successo come giornalista e archeologo, importanti sono infatti i suoi scavi sul territorio italiano, é ora pronto a pubblicare l’ultimo volume della trilogia dedicata ad Odisseo.
Il mio nome è nessuno – il ritorno” é l’attesa conclusione de “L’oracolo” uscito ventitré anni fa. L’Io narrante, a differenza dei primi due volumi, passa dalla prima alla terza persona in un tuffo nel passato della vita di questo straordinario eroe. Mai prima è stato realizzato un racconto che comprendesse la nascita e la fine misteriosa di Odisseo. Nonostante infatti l’indovino Tiresia annunci il suo ultimo viaggio nell’XI canto dell’Odissea, non ne é mai stata trovata alcuna traccia: ancora oggi questo tassello mancante rappresenta il più grande mistero della letteratura europea, che Manfredi, come molti altri autori precedenti – si pensi a Joyce o a Pascoli- ha tentato di riprodurre e reinventare. La sfida di cimentarsi in questa narrazione é anche legata al fascino del personaggio: Odisseo é l’uomo dalla mente complessa che sfida la forza della natura affrontando mostri antropofagi, e non ha nulla da invidiare al “monolitico” Achille, che ha bruciato la sua vita per un attimo di gloria.

La sua opera nasce da un intenso è appassionato lavoro di ricerca su vari scritti e antiche fonti che lo hanno portato a disegnare la parabola del personaggio omerico attraverso una grande ricchezza di particolari.
Dai suoi studi ha potuto dedurre che forse anche l’Odissea era ambientata fra Egeo e Mar Nero, come le Argonautiche, durante quel periodo di migrazioni nel bacino del Mediterraneo che é stato il I secolo avanti Cristo. Per Manfredi il canto epico non nasce per comunicare la verità ma per trasmettere emozioni, necessità vitale dell’uomo.
Nell’epica gli uomini viaggiano insieme agli eroi trasportando la cultura che ha fatto da lievito  alla nostra, quella dell’antica Grecia. Fra questi migranti c’è anche il cantore, “uomo-libro” testimone della cultura della sua società. Questo patrimonio culturale ruota quasi interamente attorno alla guerra di Troia, dopo il ciclo delle Argonautiche e ancor prima le fatiche di Ercole, per un totale di oltre 120.000 versi conosciuti.
Grazie agli studi di Havelock e Parry, in particolare, conosciamo i trucchi e gli espedienti  usati dai poeti erranti: l’espressione formulare é lo strumento più utilizzato, poiché permette di sfruttare forme ricorrenti che facilitino la composizione e, allo stesso tempo, diano al poeta il tempo di progettare un seguito.

Tiene a precisare, rispondendo alla domanda di una studentessa, che il romanzo non può sostituire la storia, scienza che ha l’onere della verità, non ha infatti lo scopo di dimostrare ma “deve costruire una struttura che per la sua potenza e per la sua bellezza evocativa ci coinvolga a livello umano”. La storia fornisce una memoria e quindi un’identità, l’emozione la completa.

Infine un augurio ai giovani: Manfredi si sente fortemente un prodotto della scuola italiana e confida nella sua capacità di formare menti brillanti e competitive a livello internazionale. La stessa ambizione, dice, che ha guidato quel gruppo di ragazzi capeggiati da Alessandro Magno alla conquista del mondo, caratterizzerebbe oggi le giovani menti creatrici dei social network.

Alice Dominese

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