
Con la cultura si mangia, e non solo. Si costruiscono relazioni, si crea una comunità e si mettono in campo servizi di aiuto concreto là dove ce n’è bisogno. Lo testimonia la storia della Portineria di Comunità di Torino chiamata, non a caso, Lo Spaccio di Cultura.
I luoghi della portineria e il loro contesto sociale
La portineria sorge all’interno di un’ex edicola nel quartiere di Porta Palazzo e si propone come un luogo di incontro a cui i cittadini possono rivolgersi per ogni tipo di aiuto quotidiano. Crocevia di etnie e culture differenti, nel borgo si parla soprattutto romeno, marocchino e cinese, il reddito pro capite è ben al di sotto della media cittadina e il tasso di disoccupazione è superiore quasi del 5 per cento.
C’è però anche un trend positivo e riguarda la natalità. Negli ultimi dieci anni, mentre Torino ha perso popolazione, gli abitanti del quartiere sono aumentati e si è ridotta l’età media, in netta controtendenza con una città che fa pochi figli e invecchia in fretta. Nel frattempo il borgo, da ex quartiere operaio, ha ospitato tentativi di riqualificazione urbana e gentrificazione sviluppando tuttavia un forte disagio economico.
L’ascolto degli abitanti attraverso il web e l’incontro
A due passi dal centro storico, è in questo quartiere multietnico che ospita il mercato all’aperto più grande d’Europa che la portineria ha deciso di atterrare nel luglio 2020, grazie ai finanziamenti del Programma Operativo Nazionale della Città di Torino e al Fondo Sociale Europeo.
Il progetto è ad opera della Rete Italiana di Cultura Popolare, un’associazione di promozione sociale che dal 2002 affianca le comunità locali in processi di rigenerazione collettiva, in collaborazione con NES Nessuno è straniero e l’Ufficio Pastorale Migranti. Per quattro anni la Rete ha raccolto e studiato le esigenze del territorio attraverso il Portale dei Saperi assorbendo buona parte delle aspirazioni, delle competenze e dei bisogni sparsi nel tessuto urbano di Porta Palazzo. Lo Spaccio di Cultura li ha messi in connessione e la rigenerazione urbana è cominciata.
Residenti e commercianti, artigiani ed enti del Terzo settore hanno scelto di aderire al progetto e la portineria è diventata uno snodo a cui oltre 300 persone finora hanno fatto riferimento per offrire e ricevere i servizi attivati dalla comunità di prossimità. Ogni abitante della portineria sostiene economicamente i servizi fruiti secondo le proprie possibilità, attraverso diverse formule di abbonamento.
Accanto al supporto pratico, la portineria ha ospitato sul territorio anche eventi culturali e occasioni di svago, come concerti e cinema all’aperto, opportunità per conoscere chi abita il quartiere e intercettare i loro bisogni. Nel calendario degli appuntamenti l’attenzione per le parole e la cultura popolare non manca. Il Fondo Tullio De Mauro porta infatti il proprio archivio letterario in città grazie alla partecipazione di esperti e scrittori che raccontano al pubblico i significati vecchi e nuovi delle parole di uso quotidiano.
Co-progettazione e servizi: gli ingredienti della portineria
Tra le iniziative che alimentano la rete di solidarietà a Porta Palazzo, la portineria torinese prende spunto da Lulu dans ma rue – la portineria di quartiere nata a Parigi nel 2015 – e si propone come un presidio permanente e «leggero» che compartecipa alla vita del borgo per farne una comunità che riesca a rispondere meglio alle proprie esigenze. L’obiettivo è ambizioso e poggia su una convinzione: «Il benessere è fatto dalle relazioni». Lo afferma Antonio Damasco, direttore della Rete Italiana di Cultura Popolare.
Ma come si costruisce una comunità? La portineria sceglie di farlo attraverso la co-progettazione insieme agli abitanti del quartiere. Ogni lunedì, in una tavola rotonda aperta a tutti, i cittadini esprimono necessità comuni e sviluppano con il presidio servizi utili, di cui spesso si occupano anche in prima persona.
«Dobbiamo aumentare la potenzialità e la capacità di relazionarci e allo stesso tempo abbiamo bisogno di riconoscerci in una comunità a cui aderire»
Antonio Damasco, direttore della Rete Italiana di Cultura Popolare
È in questo modo che gli abitanti del borgo hanno ad esempio recuperato le bici dismesse dai propri cortili, aggiustandole, dipingendole e mettendole a disposizione in un servizio di bikesharing. «Guarda quelle bici – mi dice Damasco indicando la rastrelliera a cui sono parcheggiate – Anche se siamo a Porta Palazzo, sono lì da tempo e nessuno finora le ha rubate. Questo probabilmente accade anche perché le persone le sentono come proprie».

Babysitting, traduzione di testi, assistenza telematica, ricezione dei pacchi, consegna a domicilio della spesa attraverso un gruppo di acquisto solidale: nel corso di quasi due anni di pandemia questi e altri servizi sono diventati essenziali per tante famiglie in condizioni critiche e anziani soli che abitano la zona.
L’innovazione oltre l’assistenzialismo
Un aiuto concreto è stato fornito anche a 120 studenti a rischio dispersione scolastica per via della didattica a distanza. Grazie al supporto fornito dalla portineria hanno potuto continuare a seguire le lezioni. Per il servizio reso alla comunità durante il lockdown, nell’ottobre 2020 lo European Social Fund ha così riconosciuto Lo Spaccio di Cultura come buona pratica di innovazione e di coesione sociale a livello europeo.
Le attività messe in campo dagli oltre 40 volontari che si dedicano alla portineria hanno infatti come minimo comune denominatore una forma di solidarietà che va oltre l’assistenzialismo: aiutare le persone che popolano Porta Palazzo a trovare un impiego contrastando il lavoro irregolare.
È proprio l’inizio del 2022 quando A., rifugiato politico di 26 anni proveniente dal Mali, si avvicina alla portineria incuriosito dalla struttura. Davanti a un caffè nasce l’idea di comporre il suo curriculum per aiutarlo a trovare lavoro. «A. è tornato un paio di giorni dopo quell’incontro e ci ha annunciato sorridente che lo avevano assunto come operaio, non smetteva di ringraziarci», racconta la referente della portineria Camilla Munno. Come lui, tanti migranti a rischio emarginazione sociale sono stati coinvolti in esperienze formative e occupazionali. Ora Lo Spaccio di Cultura cerca di strutturare il proprio servizio di orientamento con l’Agenzia Piemonte Lavoro.

Fare comunità per contrastare l’emarginazione e dare valore alle persone
Lo Spaccio di Cultura, con il coordinamento del Comune di Torino, supporta anche l’unità di strada che offre sostegno ai senzatetto che frequentano i portici di Porta Palazzo. L’obiettivo, spiega il volontario Enea Solinas, è non fare di queste persone «oggetti reificati, ma coinvolgerli davvero oltre al gesto caritatevole, senza lasciarli ai margini e offrire loro un aiuto concreto, per quanto semplice».
Intanto la rete delle portinerie si sta ampliando. I presidi a Torino diventeranno quattro, altri tre nasceranno nella zona pedemontana che circonda la città per rispondere a bisogni e disagi diffusi della collettività. Alla pandemia che avanza, la risposta dei cittadini è di supportare una trasformazione inclusiva che sostiene le fragilità sociali e dà valore alla comunità di prossimità. In questo nucleo cittadino che cresce, la risorsa individuale è un bene collettivo.







You must be logged in to post a comment.